Montaigne Saint Victoire (Cézanne)

Montaigne Saint Victoire (Cézanne)
La Coscienza di Cézanne è sempre con me

giovedì 20 maggio 2010

Glifi e arché





“Attraverso un risucchiante mulinello sarò scagliato estaticamente all’opposta parte del mondo” J. Keats.


Perché stasera questa parola mi ha trovato? Sì perché veleggia, nell’aria, un che di impalpabile e insieme denso, quasi un vapore attorno alla mia pelle. Piccoli suoni, vibrazioni e il ritorno e io, con leggerezza, in loro.

La spinta, che drizza la mia schiena, un guizzo che si fa continuo, quasi un canale. Hai presente quei fuochi d’artificio che s’accendono nel buio uno seguìto all’altro? Che si rincorrono, come particelle di luce che fanno del cielo lo sfondo di una bandiera variopinta e viva?

Sembra una faccenda lontana, sospesa, quasi da stelle, invece è impronta del corpo, della carne e dei sensi quella che ogni attimo m’avvolge e m’accompagna.
Una coltre, un velo steso sulla volta del cielo e che richiama un altro velo, la mia pelle.
Srotolata così, come Cleopatra dal suo tappeto, la sua stessa pelle dorata.

Vedo una scia di piccoli fuochi, fiammelle dense, come occhi ammiccanti e chiacchierini. Sinapsi scoperte. Stanno nel cielo, una via Lattea srotolata e distesa sopra di me. Stanno sulla mia pelle che continua a spingere, flettere e riflettere qualcosa che trapassa l’impalpabile bisso amaranto che mi ricopre. Li chiamerei… neutrini. Particelle di luce incarnata che esalano, traspirano dalla mia pelle. Lasciano le mie vicinanze e si mescolano con l’aria. Quasi sfriggono, sprizzano nell’aria, come piccoli incendi per dire che... sì, siamo luce. La comunichiamo. La rendiamo fruibile, la regaliamo al mondo e noi in essa.

Oh, non c’è altro da dire, non serve spiegare. Questi piccoli pacchetti di luce hanno voce, paradigma e meta. Se ho portato giù il cielo e quanto vi appartiene è perché la terra ha la stessa consistenza e la stessa malìa… incanta la terra, nella pelle.

Un rododendro scarlatto fa da sole nella distesa verde, arroccato, sembra solo, quasi assiderato dai venti delle rocce, eppure, espande un calore rosso invincibile.

Non vedo più la distanza tra la Terra e il cielo. Tutto si permea e si trapassa, e la mia pelle assorbe venti e brezze, insieme ai profumi della brughiera.
Parla la mia pelle, come un’orchestra che sa di armonie e toni e attacchi, fughe, pianissimi e lentissimi, insieme a picchi veloci e forti di sentire squarciante e pieno.