VERSI SENZA CONFINI
“Il poeta comincia dove finisce l’uomo.
Il destino è di vivere la sua vita umana, quello del poeta d’inventare ciò che non è esistente”.
(Josè Ortega y Gasset)
“Nasco oggi, nasco ogni giorno, nuova.
Ho lasciato questa affermazione qui, dentro il file a sonnecchiare per parecchi giorni, mentre i miei tentativi di nascere ogni giorno sono continuati.
Mi sveglio e, nonostante non abbia dormito bene, qualcosa frulla e cinguetta dentro me, mi fa rigirare con gusto dentro al mio calduccio e mi piace ciò che di me emerge da quel sonno difficile che ancora a volte c’è. Mi dico: “E chi se ne frega, la giornata è sempre talmente bella che me la voglio vivere tutta, stanotte dormirò meglio”.
Quando invece la notte è profondamente riposante, e succede spesso, mi dico: “Io ho dormito saporitamente”, me lo ripeto e me lo godo.
Sto costruendo, so che sto costruendo, tutto quello che nei miei racconti ho chiamato: trame fatate, sogni, luci, bellezza, sussurri, folletti, città, frutti, soli e lune e stelle e quant’altro ho cantato nei miei racconti ecco, sta arrivando. Oh, ancora sembra un parto mal riuscito, perché ancora una volta si presenta dal suo lato faticoso e poco accettabile. Eh, sì, ancora devo precisare la mia capacità di proiettare fuori i miei files mentali per farli diventare materia e persone concrete davanti a me, ma ci sono. Sì, io so che ciò che è avvenuto, che sembra l’ennesima botta in testa, altro non è che l’ultimo colpo di coda di una mia modalità di creare ancora dicotomica , ma ora lo so, così non mi spavento, né mi metto a protestare contro questo modo di fare. Sto, aspetto, so che sotto questi fatti che sembrano molto lontani da me ci sono io, tutta io, basta che aspetti un po’ che le polveri e i vapori del vecchio mondo si dissolvano.
Intanto, mentre le cose si presentano così, ancora difformi da me e da ciò che voglio, mentre me ne sto qui zitta e buona ad aspettare che i miei strumenti operativi costruiscano, attingendo alle energie dell’universo, il mondo che voglio, guardo, penso un po’, non tanto e, nella mia testolina, correggo il tiro. Dove la cosa che mi si presenta non mi piace, ossia parla ancora con linguaggio vecchio, dentro gli schemi, con scarsa gratuità e abbandono, io mi metto qui, nel mio letto e la ripenso, la ricostruisco come la voglio io.
Con loro là fuori, coloro che fanno parte della mia creazione bislacca, non me la prendo, sto buona buona e, vedi un po’: oh, quante spiegazioni e risoluzioni nuove mi nascono dentro!
Ma non mi lancio a dirle a chi sta là fuori, ricomincerebbe il bisticcio: “Ma che vuoi, chi ti credi di essere! Metti troppe condizioni, pretendi di comandare tu!”. Che tiritera! Come se io fossi e volessi così solo perché piace a me, sì innanzitutto per questo, ma poi, sappi che penso e voglio così perché il mio pensiero è più ampio e gratuito del tuo e più libero. Formula tu un pensiero grande così e di più, permettiti e permettimi tutto ciò che c’è dentro, allora ne riparleremo, vince chi ha il pensiero più grande, liberante e ricco, per se stessi e per tutti.
Per ora le cose come le voglio e le sogno mi basta dirle dentro me stessa, dentro me stessa so e affermo, colloco le cose come le penso e le voglio, e le preciso io. Determino fatti ed eventi, dispongo situazioni, comunico decisioni, do anche precise condizioni e comandi.
Chi se ne frega, dentro me posso fare quello che voglio e il mondo me lo costruisco come voglio e le persone le metto come voglio, guarda che super città mi sono costruita! Piena di persone, palazzi, case, ricchezze, amicizie, amori, giochi, sorrisi, e tanto altro di più.
Avevo detto a Tizzy che avrei voluto pensare un mondo totalmente nuovo e nuovo sia, altro da quei mondi che sono e conosciamo. Talmente diverso da doverlo chiamare in altro modo, ancora non so come, neanche un universo parallelo, più nuovo ancora e so che se l’ho pensato, lo farò e me lo godrò.
Sto beatamente respirando nella mia libertà interiore, mi sento leggera e incosciente, oh, come sto bene senza pensieri, problemi, preoccupazioni! Mi sembrava di avere sempre tante cose da fare, tanti obblighi a cui rispondere, tante consegne da risolvere. No, qui c’è solo un grande respiro, niente da fare, tanta voglia di stare e di sognare”.
La prima dinamica che si attiva, quando le due parti di noi iniziano a stare in tutta la loro dignità e regalità dinanzi a noi, è il respiro.
Sì, abbiamo sempre respirato. Questo canale è sempre stato, ma noi non sempre, non tutti l’abbiamo usato al meglio perché egli potesse essere questo tramite tra le due grandi parti di noi. Abbiamo vissuto nella separazione e vissuto il respiro solo nella sua accezione fisica, di conduttore di ossigeno per le cellule.
Il respiro è quella capacità, canale, dimensione, che mette in collegamento le tante parti di noi: il corpo, l’anima, lo spirito.
Respirare, esistere solo per respirare.
Il respiro è il conduttore del Pneuma, dello Spirito e in questa sua modalità di essere e agire in noi, unifica, rende unito, integrato ed interagente tutto il nostro essere.
Mi fermo, entro dentro me e avverto subito l’andare e venire del respiro, è la prima presenza nel mio silenzio e nella mia serena solitudine.
Lo vedo questo canale, questa connessione che unifica me e me stessa, come un ponte lanciato tra due territori.
IL NOME
Il nostro Nome
sta in fondo a parole
non dette
parole
che non abbiamo il coraggio di dire.
Nome muto
assiderato, oscuro
occulto.
Nome magico, variopinto.
Nome
urlo senza voce
suono senza corda di campana
secchio senza catena arido sul pozzo.
Lasciarsi rintoccare dalla brezza
lasciarsi attingere nell’anima.
Parole, serene e rassicuranti salgono dalla mia Anima.
Da Il Piccolo Principe:
Rise, toccò la corda, la corda, fece funzionare la carrucola. E la carrucola gemette come geme una vecchia banderuola dopo che il vento ha dormito a lungo.
“Senti”, disse il piccolo principe, “noi svegliamo questo pozzo e lui canta…”
“Ho sete di questa acqua”, disse il piccolo principe, “dammi da bere…”
E capii quello che aveva cercato! Sollevai il secchio fino alle sue labbra. Bevette con gli occhi chiusi. Era dolce come una festa. Quest’acqua era ben altra cosa che un alimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia. Faceva bene al cuore, come un dono.
“Quello che è importante, non lo si vede…”
“Certo…”
“Guarderai le stelle, la notte. È troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. È meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacerà guardarle…Tutte saranno tue amiche. E poi ti voglio fare un regalo…”
Rise ancora.
“Ah! ometto, ometto mio, mi piace sentire questo riso!”
“E sarà proprio questo il mio regalo…sarà come per l’acqua…”
“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”.
“Il poeta comincia dove finisce l’uomo.
Il destino è di vivere la sua vita umana, quello del poeta d’inventare ciò che non è esistente”.
(Josè Ortega y Gasset)
“Nasco oggi, nasco ogni giorno, nuova.
Ho lasciato questa affermazione qui, dentro il file a sonnecchiare per parecchi giorni, mentre i miei tentativi di nascere ogni giorno sono continuati.
Mi sveglio e, nonostante non abbia dormito bene, qualcosa frulla e cinguetta dentro me, mi fa rigirare con gusto dentro al mio calduccio e mi piace ciò che di me emerge da quel sonno difficile che ancora a volte c’è. Mi dico: “E chi se ne frega, la giornata è sempre talmente bella che me la voglio vivere tutta, stanotte dormirò meglio”.
Quando invece la notte è profondamente riposante, e succede spesso, mi dico: “Io ho dormito saporitamente”, me lo ripeto e me lo godo.
Sto costruendo, so che sto costruendo, tutto quello che nei miei racconti ho chiamato: trame fatate, sogni, luci, bellezza, sussurri, folletti, città, frutti, soli e lune e stelle e quant’altro ho cantato nei miei racconti ecco, sta arrivando. Oh, ancora sembra un parto mal riuscito, perché ancora una volta si presenta dal suo lato faticoso e poco accettabile. Eh, sì, ancora devo precisare la mia capacità di proiettare fuori i miei files mentali per farli diventare materia e persone concrete davanti a me, ma ci sono. Sì, io so che ciò che è avvenuto, che sembra l’ennesima botta in testa, altro non è che l’ultimo colpo di coda di una mia modalità di creare ancora dicotomica , ma ora lo so, così non mi spavento, né mi metto a protestare contro questo modo di fare. Sto, aspetto, so che sotto questi fatti che sembrano molto lontani da me ci sono io, tutta io, basta che aspetti un po’ che le polveri e i vapori del vecchio mondo si dissolvano.
Intanto, mentre le cose si presentano così, ancora difformi da me e da ciò che voglio, mentre me ne sto qui zitta e buona ad aspettare che i miei strumenti operativi costruiscano, attingendo alle energie dell’universo, il mondo che voglio, guardo, penso un po’, non tanto e, nella mia testolina, correggo il tiro. Dove la cosa che mi si presenta non mi piace, ossia parla ancora con linguaggio vecchio, dentro gli schemi, con scarsa gratuità e abbandono, io mi metto qui, nel mio letto e la ripenso, la ricostruisco come la voglio io.
Con loro là fuori, coloro che fanno parte della mia creazione bislacca, non me la prendo, sto buona buona e, vedi un po’: oh, quante spiegazioni e risoluzioni nuove mi nascono dentro!
Ma non mi lancio a dirle a chi sta là fuori, ricomincerebbe il bisticcio: “Ma che vuoi, chi ti credi di essere! Metti troppe condizioni, pretendi di comandare tu!”. Che tiritera! Come se io fossi e volessi così solo perché piace a me, sì innanzitutto per questo, ma poi, sappi che penso e voglio così perché il mio pensiero è più ampio e gratuito del tuo e più libero. Formula tu un pensiero grande così e di più, permettiti e permettimi tutto ciò che c’è dentro, allora ne riparleremo, vince chi ha il pensiero più grande, liberante e ricco, per se stessi e per tutti.
Per ora le cose come le voglio e le sogno mi basta dirle dentro me stessa, dentro me stessa so e affermo, colloco le cose come le penso e le voglio, e le preciso io. Determino fatti ed eventi, dispongo situazioni, comunico decisioni, do anche precise condizioni e comandi.
Chi se ne frega, dentro me posso fare quello che voglio e il mondo me lo costruisco come voglio e le persone le metto come voglio, guarda che super città mi sono costruita! Piena di persone, palazzi, case, ricchezze, amicizie, amori, giochi, sorrisi, e tanto altro di più.
Avevo detto a Tizzy che avrei voluto pensare un mondo totalmente nuovo e nuovo sia, altro da quei mondi che sono e conosciamo. Talmente diverso da doverlo chiamare in altro modo, ancora non so come, neanche un universo parallelo, più nuovo ancora e so che se l’ho pensato, lo farò e me lo godrò.
Sto beatamente respirando nella mia libertà interiore, mi sento leggera e incosciente, oh, come sto bene senza pensieri, problemi, preoccupazioni! Mi sembrava di avere sempre tante cose da fare, tanti obblighi a cui rispondere, tante consegne da risolvere. No, qui c’è solo un grande respiro, niente da fare, tanta voglia di stare e di sognare”.
La prima dinamica che si attiva, quando le due parti di noi iniziano a stare in tutta la loro dignità e regalità dinanzi a noi, è il respiro.
Sì, abbiamo sempre respirato. Questo canale è sempre stato, ma noi non sempre, non tutti l’abbiamo usato al meglio perché egli potesse essere questo tramite tra le due grandi parti di noi. Abbiamo vissuto nella separazione e vissuto il respiro solo nella sua accezione fisica, di conduttore di ossigeno per le cellule.
Il respiro è quella capacità, canale, dimensione, che mette in collegamento le tante parti di noi: il corpo, l’anima, lo spirito.
Respirare, esistere solo per respirare.
Il respiro è il conduttore del Pneuma, dello Spirito e in questa sua modalità di essere e agire in noi, unifica, rende unito, integrato ed interagente tutto il nostro essere.
Mi fermo, entro dentro me e avverto subito l’andare e venire del respiro, è la prima presenza nel mio silenzio e nella mia serena solitudine.
Lo vedo questo canale, questa connessione che unifica me e me stessa, come un ponte lanciato tra due territori.
IL NOME
Il nostro Nome
sta in fondo a parole
non dette
parole
che non abbiamo il coraggio di dire.
Nome muto
assiderato, oscuro
occulto.
Nome magico, variopinto.
Nome
urlo senza voce
suono senza corda di campana
secchio senza catena arido sul pozzo.
Lasciarsi rintoccare dalla brezza
lasciarsi attingere nell’anima.
Parole, serene e rassicuranti salgono dalla mia Anima.
Da Il Piccolo Principe:
Rise, toccò la corda, la corda, fece funzionare la carrucola. E la carrucola gemette come geme una vecchia banderuola dopo che il vento ha dormito a lungo.
“Senti”, disse il piccolo principe, “noi svegliamo questo pozzo e lui canta…”
“Ho sete di questa acqua”, disse il piccolo principe, “dammi da bere…”
E capii quello che aveva cercato! Sollevai il secchio fino alle sue labbra. Bevette con gli occhi chiusi. Era dolce come una festa. Quest’acqua era ben altra cosa che un alimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia. Faceva bene al cuore, come un dono.
“Quello che è importante, non lo si vede…”
“Certo…”
“Guarderai le stelle, la notte. È troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. È meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacerà guardarle…Tutte saranno tue amiche. E poi ti voglio fare un regalo…”
Rise ancora.
“Ah! ometto, ometto mio, mi piace sentire questo riso!”
“E sarà proprio questo il mio regalo…sarà come per l’acqua…”
“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”.
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