Montaigne Saint Victoire (Cézanne)

Montaigne Saint Victoire (Cézanne)
La Coscienza di Cézanne è sempre con me

sabato 12 aprile 2008

Davanti a La battaglia di Anghiari di Leonardo (Firenze 2006)



Le rappresentazioni di guerre, inferni, le visioni tragiche indicano il lato oscuro della realtà, che sempre c’è. È lo sconosciuto, è la forza naturale che va lasciata emergere, che va nominata.
Non solo animali interiori (de Souzenelle) ma forze naturali degli elementi e del cosmo.
Questa parte oscura viene proiettata fuori di noi così, come proiettiamo la parte luce che avvertiamo come presenza e che chiamiamo Dio. Va posta fuori, osservata e quindi ricondotta (riconoscimento) in noi. Essa si presenta come metafora. Sempre. Quelle forme: guerre, inferni, soldati, povertà, miserie, violenze, tragicità, lotta e tutte le forme psichiche di dolore, negazione, mancanza.
Sono immagini simboliche, non realtà.
- Bisogna sapere, sempre, che il male che proiettiamo e che rappresentiamo fuori è la forza che, in questo momento, si presenta e si dà una forma di elementi psichici o materiali che abbiamo in dotazione.
- Bisogna pensare che, avendo l’umanità negli ultimi millenni usato questi quadri di pensiero votati alla distinzione come separazione, da là sono scaturite dinamiche di conflittualità sempre più accese ed esasperate.
- Bisogna recuperare, risvegliare, in noi il sentire di essere UNO e da qui elaborare Pensieri Nuovi.
Solo il bene è reale, ma il bene non è la riduzione di “bene” inteso come “bello buono e bravo” che siamo abituati a pensare dalla nostra riduttività.
Solo l’Amore è reale, ma l’Amore non è il possesso, l’appartenenza, il controllo… come siamo abituati dalla nostre paure, dalla morale, ecc…
Solo dove avvertiamo “bene”, “vivo”, “reale”, l’archetipo è concreto e funzionante, dove c’è mancanza, sofferenza, l’archetipo è “immagine”, “è fantasma”, è “forma intellettiva vuota”, accade anche nel computer quando abbiamo un virus, no? Che ci dà i documenti vuoti.
Quando ci troviamo di fronte ad un archetipo-simbolo che si esprime in “sofferenza”, “vuoto” non bisogna guardare alla realtà ma al suo contrario, è il contrario che contiene la forza.
E come si fa a capirne il significato?
A decodificare un pensiero o un archetipo che si presenta come realtà al contrario?

Bisogna accoglierlo, lasciarlo vivere in noi, lasciare che la forza-emozione di quel file si estenda dentro di noi, ci attraversi e ci abiti, poi, grazie all’Osservatore che guarda e non separa né giudica, si apre il significato, il nome, l’accezione e il valore di ciò che sta sotto – sopra - in corrispondenza - a ciò che si è presentato come realtà.

Sperimenteremo “la forza” di quella realtà che si è presenta come dolore, come tragedia, ecc… quando tocchiamo “la forza” sappiamo che è “bene”.
Da questa piena accettazione può iniziare il lavoro di creare realtà nuova, più serena e vivibile.

L’opera d’arte avrà sempre la parte oscura, solo così è opera, questa è la sua funzione catartica tra noi, solo così è opera di creazione, perché è olografica, perché permette all’autore e all’Osservatore di entrarci (grazie all’emozione della forma e del colore), permette di superare il pensiero dicotomico (grazie alla presenza dell’atto creativo che si fa fruibile, condivisibile, così come si fa condivisibile un atto d’amore). Permette di contattare qualcosa di se stessi e, grazie all’immagine, e all’emozione che fa da connessione, lo stato della persona emerge.
L’opera d’arte inoltre è anticipatrice di nuova realtà, perché coglie e presenta quella forza che vuole manifestarsi al mondo.
L’autore è profezia, più che presa d’atto, più che testimonianza. La forza sta nell’osservare quelle forme (vedi Giudizio Universale di Michelangelo, vedi la battaglia di Anghiari di Leonardo, vedi La Guernica, Munch, ecc…) e sapere che sono proiezioni della nostre forze interiori e che tutto va bene così, mentre sappiamo che, davanti a tale visioni, possiamo sempre dire che: “È il momento di cominciare a fare di meglio”.

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