Montaigne Saint Victoire (Cézanne)

Montaigne Saint Victoire (Cézanne)
La Coscienza di Cézanne è sempre con me

sabato 14 giugno 2008

La Consapevolezza


Come sentirsi Uno nel Tutto? Sentirsi parte del Tutto così da superare e risolvere l’istante della separazione che sperimentiamo e che ci sembra essere la vera realtà?

Per sapersi Uno bisogna sperimentare l’integrazione con qualsiasi esistenza, averla riconosciuta per se stessa e, così com’è, accolta, perché in lei abbiamo riconosciuto un nostro modo di essere, una parte di noi stessi.

Un passaggio per giungere a questa integrazione è l’empatia.
Per creare in noi l’atteggiamento empatico è necessaria la consapevolezza di ciò che si è e di ciò che si sta vivendo.
Cos’è la consapevolezza?

E’ La Presenza a noi stessi.

E’ la piccola - grande Voce in noi, è l’Anima attiva che ci abita e si sta facendo strada nella nostra storia.

Consapevolezza è più della coscienza perché, mentre nella coscienza ciò di cui facciamo esperienza viene mediato intellettivamente, nella consapevolezza noi siamo ad un livello più esteso di realtà: in ciò che esiste ma in noi è ancora silenzio, in ciò che ancora di noi non sappiamo, in ciò che ci spinge ma di cui, ancora, non abbiamo il senso.

E’ presenza a noi stessi ove diventiamo consapevoli che Qualcosa o Qualcuno ci abita, presenza a noi stessi in ciò che siamo oltre ciò che di noi oggi conosciamo.

E’ nella consapevolezza che incontriamo l’altro da noi, ove anch’egli è più esteso della sua stessa coscienza.

Consapevolezza, per essere definitivamente concreti e autentici, è essere Dio e saperlo di esserlo, così come si è, nella carne, perché lo si sta sperimentando. E’ “sapere” di quel sapere esperienziale che è proprio del Dio creatore e quindi è nostro del nostro essere Dei creatori. E’ sapere di essere nella Vita, pienamente nella Vita, e che questo essere nella Vita è essere Dio.

Qui è lo spazio dell’empatia, ossia della condivisione di sentimenti, emozioni, pensieri, che sono nostri, ma nei quali forse non ci conosciamo a fondo; di istanze, valori, stati dell’essere che noi cogliamo in una determinata accezione, ma che possono avere anche altre modalità per essere ed esprimersi nel mondo.

Appunto modalità, valenze che io non conosco e magari sono familiari all’altro, all’altra persona o all’altra cultura, a colui che chiamo diverso da me o straniero.
O semplicemente l’altro da me, l’altra Coscienza, in ciò che ancora di lei non conosco, ma in fondo diversa da me perché ancora in questa sua accezione io ancora, in me, non mi conosco.

L’altra Coscienza che ora mi attrae perché è attraverso lei, grazie a lei, che io farò esperienza di lei, ma soprattutto esperienza di me, di quella parte di me che, ora oscura, chiede di venire alla luce.

L’altro, chiunque altro incontro sul mio cammino e interagisce con me, è catalizzatore del profondo di me stessa.

Da questa mia consapevolezza di poter, grazie all’altro, andare al fondo di me stessa e quindi avvicinarmi sempre più alla totalità che sono e alla totalità del mondo, chiunque incontro benedico, apprezzo e ringrazio. Ogni Coscienza che incontro, mi permette di svelarmi a me stessa nel mio essere totalità, nel mio essere Dio.

Il livello della consapevolezza, lo spazio dell’empatia è la dimensione in cui il modo di essere e di pensare dell’altro, che a livello razionale non riconosco o fatico ad accettare, può essere accolto, può essere rispettato e lasciato esistere accanto a ciò che a me è più familiare.

Nell’empatia ascolto l’altro e, ascoltandolo, “sento” le sue emozioni, le sue gioie, le sue ansie. Se le sento e le riconosco allora, sono anche in me.

Ecco, eravamo opposti, ora c’è uno spazio che condividiamo.

Nuovi, ogni attimo nuovi in ogni interazione che stabiliamo, e aperti. Apertura significa sospendere l’interpretazione dell’altro e dei suoi vissuti, sospendere i criteri che io ho dentro me per accostare e farmi coinvolgere dall’altro.

Stare nell’ io - tu ; tu – io senza preconcetti, senza giudizio e aspettare che in me qualcosa emerga, qualcosa che mi fa avvertire come comune, anche mia, l’esperienza dell’altro.





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