Montaigne Saint Victoire (Cézanne)

Montaigne Saint Victoire (Cézanne)
La Coscienza di Cézanne è sempre con me

lunedì 13 aprile 2009



Andare per pensieri e anfratti, sentieri del cuore e della mente

Sì, sono innamorata, molto innamorata. Sento una forza immane dentro me.
È un’esplosione che si sta preparando. Si può preparare un’esplosione? Si può sentire che sta esplodendo, mentre già in me c’è l’immagine forte di una grande energia già esplosa?
Sì, il già e non ancora, l’istante vissuto e ancora solo promesso, eppure vero e vivo. Sì, vivo, già un presente che presto sarà.

Che gioco di verbi!

Avanti e indietro nel tempo, la sto usando questa chiave? Zain, il settimo archetipo, della torre zed[1].

Stamattina ha detto un collega: “Ci rivediamo a settembre, un po’ più vecchi” e io: “Più giovani!”. Spalanca gli occhi, e io: “Sì, lo so che tutti dicono come dici tu, ma non siamo obbligati a pensare e dire come pensano e dicono gli altri”. Ha sorriso, chi se ne importa, personalmente ho fatto il programma che ho ventitrè anni. È da un po’ di tempo che penso così e ora mi accorgo che c’è una specie di vento caldo, pieno, che mi viene incontro quando penso così.
Un nuvolone in cui una polvere strana e lucente si agita, solleva la sabbia da terra e la fa vorticare, mulinare attorno a me. Sabbia dorata, mi viene in mente la sabbia che sta sotto le colonne e in fondo all’acqua di quel palazzo caldo e dorato in cui sto vivendo una delle mie vite.
Qua, in questa casa regale in cui coabitano docilmente coccodrilli, uomini e donne. Tutte le energie animali della mia anima lasciate serpeggiare, spaparacchiare, emergere e inabissarsi, aprire i denti e la bocca, mordere, azzannare, spaventare, allertare e quant’altro, insieme a ciò che si scioglie e accade là, in superficie, tra le colonne: amori, intrighi, abbracci, complicità e tradimenti, serenate e giochi.
La vita insomma.

Sono tutto questo. So amare, so tradire, ovvero tu ti senti tradito, io mi sento tradita. Ma non è vero, non è così, è che ognuno va per la sua strada, questo è vero e giusto.
So pensar male di te, di me, dell’altro e poi so descrivere la notte, le stelle, la forza e l’amore, la gioia.
So lasciar andare, ma soprattutto so sentire mio e possedere.
Ma questo, se ci riesco, non te lo dico. Lo faccio sì, dentro di me: ti possiedo, ti penso mio, mia, so che il mondo è mio e me lo prendo quanto più. Ma a te, là fuori, non te lo dico, né ti lego, tutto accade solo in me, ma io ti ho e così ogni volta, niente mi manca.

Sai che accade a questo punto? Non solo il tempo possiedo, non solo nel tempo vado avanti e indietro o sto nell’istante, ma anche il dentro e il fuori percorro, possiedo, prendo e lascio andare.
Anche il sedicesimo archetipo mi viene incontro, Oin, la corrispondenza.

Dove sei tu? Dentro o fuori di me? Tu, di tuo, stai dove vuoi, non m’appartieni e non ti voglio. Sento una grande forza, ti amo, eccome, e questa forza mi apre il torace e mi amplifica il cuore e la mente. Questa forza mi fa correre, stare, solleva la mia vibrazione, mi fa stare bene.
So che ti amo, ovvero so che amo, ma so che non sei tu, non precisamente. So che amo te, te e altro, amo me innanzitutto e poi in questo “amo” so che ancora, altro, oltre, ci può essere.

Posso ancora amare. Questo sta dentro me e, se mi accolgo così, con questo sentire e questi possibili, lasciati essere, lasciati possibili, sto meglio, mi sento scorrere, scivolare, veleggiare sulla vita (Scin, ventunesimo archetipo, essere traghettati).
Tutto sta accadendo dentro di me, non ho neanche bisogno di raccontarti, di dirti, so che al momento giusto, la parola giusta ci sarà, mentre so anche che tu, ora, stai accogliendo questa mia consapevolezza. Tutte queste, che sarebbero parole, stanno arrivando dentro te, nel tuo cuore e nella tua testa, per altre vie.

Lo so, e lo riscontro quando ti vedo e sento che, ogni volta, siamo al passo.
Ecco che me lo gioco il dentro e il fuori, così. Non mi serve dirti le cose, ti arrivano, scorrono, da dentro me a dentro te e viceversa. Se poi voglio farti arrivare un inciso, un’osservazione, un qualcosa che in te vorrei più affine a me preferisco dirtelo da questo canale, col mio pensiero che ti invio infiocchettato con un bacio.

Così le cose che vorrei dirti te le dici tu da solo, da dentro te. E siccome te le dici tu, le riconosci, le accogli e le fai tue. Sai, ci sembra di volere qualcosa di più dall’altro, qualcosa che sia più vicino a ciò che siamo, forse è perché cerchiamo più attenzione e più ascolto. In fondo è un più profondo ascolto che devo creare verso me stessa per trovarlo poi fuori di me, in te e negli altri.
Quando poi accarezzo il tuo viso è questo che faccio, attivo ed incremento la connessione con te e, attraverso te, con tutti; so che così è per il semplice fatto che così l’ho pensato.
Mi manchi… mi manchi e nel momento che accetto che sia così, la vedo questa nostalgia di te, l’avverto la forza.
In fondo cos’è, un’emozione o, come la chiamo io, uno sbruffetto di energia che ho incastrato così, ma che posso vivermi diversamente se non pretendo di cambiarla per evitare la sofferenza, l’illusione del “mi manchi”.

E allora… sì, mi manchi. Ti vedo in me, dato che mi manchi ma so pensarti, so averti nel sentire e nel pensiero.
Appena ti penso, ti sento e ti lascio essere in me, senza resistere alla tua presenza pensando che non sei qui visibile, la bocca si apre al sorriso, sale la gioia.
Mi basta saperti qui e in me ci sei, la gioia arriva, sto bene.

Che piccola semplice cosa, sembro una ragazzina innamorata, e lo sono, ma a guardar bene questa è una chiave, una strategia importante. Sposto questa dinamica: mi manchi - ti ho - sorrido - so che ci sei, a qualsiasi altra persona o cosa che… mi manca… che desidero e il sorriso si amplifica.
Ecco il mondo del gioco e della fiaba, il mondo dei bambini[3].

Bè, consolati, hai incontrato una bambina e quante ce ne sono nelle fiabe! Da accudire, sorreggere, custodire, far diventare fate e principesse, anche se io spesso preferisco sentirmi una strega, una “magara”.
“Io ti amo, io ti amo… ” lascio che il canto si sciolga dentro me, questa musica nasce da me, mentre ne sono avvolta. Supera il tempo e lo spazio, supera l’oggetto a cui tendo, supera te. Amo te e, appena questo è detto, appagato in me, ecco, amo tutti.

Questo mi aveva detto Antonio, tanto tempo fa: “Amare me è l’occasione che ti è data per amare tutti, sii felice piccola mia”.

Che pace riconoscerlo. A volte mi sembra di volerti qui, poi, appena immagino che ci sei, qualcosa dice “No, no, meglio così”, sì, perché in quei momenti, quando mi sembra di volere te, o comunque qualcuno per riempire quello che mi sembra un vuoto ed una solitudine, capisco che qui voglio solo me stessa.
È me che cerco, che desidero.
Spesso ora avverto in me una presenza, grande, che mi permea, mi abita, mi riempie, sento una specie di forza, di polo d’attrazione diffuso, pregnante, intenso. So che ne sto facendo esperienza, ecco sì, direi che è esperienza quella che sto facendo di una parte di me che è grande più di quel “me” che ogni giorno mi sembra di essere.

Questa presenza è sempre avanti, attorno a me, presente; è piena, è silenziosa ma di un silenzio che parla, che comunica. Quante volte ora questa presenza mi riempie, mi risolve, mi porta tutto ciò che mi serve per sentirmi serena e appagata. Sai quando sei innamorato e non vedi l’ora di correre da lei, di stare con lei! La vicinanza, la complicità, quel vibrare che solleva l’anima.

Ecco ora spesso, mi rincorro, ho voglia di lasciare tutto per stare con me stessa. Mi viene il gusto dello stare con me, della complicità, e intimità, non vedo l’ora di stare da sola per gustarmi di più questo canale aperto tra me e me stessa.
Da quando mi vivo così mi sento più forte, anche più profonda, per arrivare qui ho attraversato delle parti di me impervie, oscure, sconosciute a me stessa e ora so di essere tutto questo che ho conosciuto, mi sento amplificata. So di aver esperienza di me e questo mi fa sentire una grande autonomia e libertà.

Ma vedi un po’, parlo a te e torno sempre su me stessa, sì perché a questo mi è servito questo amore con te, a conoscere me, ad imparare a stare con me stessa, a crescere.

A questo servono le amicizie, le relazioni, la presenza dell’altro fuori di noi, a tornare, conosciuti, a noi stessi.


[1] In questo brano “archetipi” si intendono le lettere dell’alfabeto ebraico. Per l’ebraico ogni segno, simbolo, alfabetico è associato ad un numero, entrambi sono conduttori di energia e sostanze.
[3] Il pensiero analogico e magico che fa nuova e gioiosa ogni nostra realtà.

1 commento:

Unknown ha detto...

splendido averti scoperta!
viva occhio di volpe!
ti ho stanata dal suo blog!
m'era piaciuto un tuo commento e ora...sto leggendo tutto quello che scrivi.E mi piace... e mi ci riconosco...
questo è bello...leggere parole e sentirle nostre...ritrovate...

tornerò...